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Dalle grotte che rendono unica la costa circostante al Santuario, dalla croce pietrina alla Porcinara, dal Faro alle cripte dell’entroterra, dalla torre dell’Omo morto alla punta del Meliso dove l’Italia finisce, dalla monumentale scalinata con la cascata al porto, dalle ville neoclassiche alle caratteristiche bagnarole, Leuca offre talmente tanta ricchezza di spettacoli da farne un luogo privilegiato del viaggio.

Leuca, nome greco che vuol significare “la bianca”, forma l’estremità meridionale della penisola salentina, dividendo il mare Jonio da quello Adriatico. Racchiusa tra le punte Meliso e Ristola, dando luogo a un anfiteatro naturale che con dolcezza raggiunge il mare.

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ITINERARIO 1 - Dal Santuario alle Grotta del Diavolo
  •  Basilica Santuario Madonna de finibus terrae
  • Colonna seicentesca
  • Faro
  • Croce commemorativa
  • Croce Pietrina
  • Cascata
  • Chiesa di Cristo Re
  • Torre dell’Omo morto
  • Grotta Porcinara
  • Grotta del Diavolo
  • Lungomare

Basilica Santuario

Il Santuario della Madonna de finibus terrae è sorto sulle vestigia di un tempio pagano. LA sua gloriosa storia è legata alla visita di S. Pietro Apostolo, che convertì i Leuchesi. Attualmente è meta di continui pellegrinaggi, specie il 13 Aprile, (giorno in cui viene ricordato il grandioso prodigio operato dalla Madonna di Leuca e cioè la liberazione della cittadina da un maremoto) e il 15 Agosto. Soggetto a continue incursioni da parte dei Turchi, Mussulmani e Algerini, il tempio fu ricostruito e consacrato più volte. Finalmente nel 1722, dopo essere stato riedificato, fu consacrato dal Capitolo Vaticano. Nel 1990 è stato dichiarato, dal Papa Giovanni Paolo II, Basilica Pontificia Minore.

Colonna Seicentesca

Uscendo dalla Chiesa, si può ammirare, proprio al centro del grande piazzale, una colonna seicentesca, che fu fatta erigere nel 1694 da Filippo Ajerbo d’Aragona, duca d’Alessano. Alta 10 metri è sormontata da una statua marmorea, che raffigura la Madonna.

Faro

Alto 102 metri dal livello del mare e 47 dalla terra, si erge incontrastato. Costruito ove un tempo vi era una torre edificata da Filippo II, oggi è il simbolo della cittadina. In funzione dal 6 Settembre del 1866 è un radio-faro che ha una potenza luminosa di circa 30 miglia.

Croce commemorativa

Dirimpetto al Santuario, sulla zona che domina il vasto panorama di Leuca, è collocata una croce eretta agli inizi del secolo, per commemorare il famoso pellegrinaggio del 21 Ottobre 1901.

Croce Pietrina

Uscendo dal piazzale e scendendo verso la marina, si intravede sulla sinistra, tra i pini, una croce denominata “Pietrina”. Fu costruita in tempi antichissimi per ricordare la predicazione che L’Apostolo S.Pietro tenne al popolo Leuchese. Dopo la vittoria dei cristiani sui turchi del 1571, Giovanni Castriota, barone di Gagliano e Salignano, rialzò in Leuca la Croce Pietrina che alcuni malvagi avevano abbattuta, in cerca di oro nascosto.

Cascata

Dal colle Japigio si riprende la strada verso il porto. Qui la sosta è obbligatoria alle falde della cascata, per godere la sontuosità di un progetto realizzato in epoca fascista. Ultimata nel 1939 è il monumento più grandioso della zona. E’ un opera in ricordo dell’acquedotto pugliese. Due rampe di 300 scalini ciascuna, la colonna romana rendono omaggio a Leuca e la sua storia.

Chiesa di Cristo Re

Si riprende il cammino verso il centro del paese, dopo aver superato i due ponti di pietra, il primo sul canale del pozzo e l’altro sul canale leopardo. La visione delle ville di vari stili dal toscano al pompeiano ci dà l’idea del gusto che hanno avuto gli architetti. Si arriva in centro paese rappresentato dalla chiesa e dal suo campanile. La sua particolarità è data dalla presenza, all’interno di numerosi finestroni istoriati con stemmi gentilizi e dal bellissimo carparo locale, nonché dal pavimento in mosaico. Iniziata nel 1896 è stata aperta al pubblico nel 1935. Dal 1943 è officiata dai frati minori francescani.

Torre dell’Omo morto

Proseguendo verso il mare e imboccando la strada per la litoranea Jonica, si arriva alla Torre. Fu costruita da Andrea Gonzaga ai primi del secolo XVI. E’ detta anche “torre vecchia” perché molto antica. La denominazione di “omo morto” richiama fatti storici. Scrittori antichi dichiarano che qui furono trovate delle ossa umane e inoltre, furono sepolti i cadaveri dei saraceni sconfitti a Leuca. Fu presidiata fino al 1869. Come tutte le torri fu costruita per dare sicurezza alla popolazione.

Grotta Porcinara

Oltrepassata la “torre vecchia” si può ammirare la più famosa delle grotte esistenti a Leuca: la grotta Porcinara. Situata a 20 metri sul livello del mare si erge maestosa su lubriche rocce, e si compone di 3 camere intercomunicanti, che mostrano chiaramente la sua imponenza sull’area circostante; ma a renderla così famosa è proprio la presenza di numerose iscrizioni greche e latine nella stanza centrale e in quella occidentale, e di croci incise sulle pareti nella vasta stanza orientale. Si sapeva solo che un tempo era un luogo dedicato al culto pagano, sotto la dominazione bizantina, era stato utilizzato come tempio cristiano. Approfondite ricerche hanno fatto luce su molte incertezze; dall’esame, infatti, di alcuni reperti, si è potuto constatare e concludere che tutta la grotta e altri complessi, quali la “scala”, le “ nicchie” e “l’escara”, rappresentano un’interessante luogo di culto e devozione, molto frequentato dai pagani. Il culto, iniziato nell’VII sec. a.C. e cessato nel II sec. d.C. Le varie iscrizioni, che esprimono “preghiere”, “voti” e “ringraziamenti” al Dio locale Batios, mostrano poi, che il Santuario era frequentato non solo dalla popolazione locale, ma anche da commercianti e naviganti, i quali si fermavano a Leuca, durante il viaggio, quale tappa di approdo obbligatoria. Grande è quindi l’importanza storica e archeologica di questa grotta.

Grotta del Diavolo

Dopo aver osservato le varie iscrizioni della Porcinara, ci si può dirigere verso Punta Ristola, e quindi, trovare una grandiosa caverna, che è denominata “grotta fredda o del diavolo”, perché è antica tradizione, che ivi sentissero cupi rimbombi, che la fantasia popolare attribuiva ai diavoli. E’ in realtà l’unica grotta, cui si può accedere, sia da mare, che da terra. Lunga 40 metri e larga 17, è divisa in 3 parti:

a) L’ingresso principale è situato all’altezza di 16 metri sul livello del mare, ed ha un’apertura di 6 metri per 5 a nord. Detto ingresso immette in un vestibolo di 13 metri, dal piano leggermente sottoposto.

b) Una parte centrale, che a guisa d’arco, termina dopo uno sviluppo di 20 metri in un vestibolo inferiore, che declina, poi, quasi sul livello del mare. c) L’atrio, che costituisce la vera e propria caverna, si restringe sempre più, fino ad aprire due brevi vie, che conducono direttamente al mare. Ossa, larve di molluschi, terrecotte e bruscoli di carbone e, infine, molte armi e utensili di selce o di ossa, hanno potuto ben confermare l’ipotesi di una presenza, nella grotta, dell’uomo primitivo.

Lungomare Colombo

Dopo aver visitato la grotta del Diavolo e tornando per Leuca, ci si dirige verso il lungomare Cristoforo Colombo. Ha uno sviluppo di circa 2 chilometri, ed è caratterizzato dalla presenza di due rotonde. Numerose ville molto antiche, dagli stili più disparati, nonché ristoranti e trattorie d’ogni genere, accompagnano la gradevole passeggiata per tutto il lungomare.

ITINERARIO 2 - IN BARCA Dal porto a Punta Ristola
  •  Porto
  • Grotte Cazzafri
  • Grotta del Morigio
  • Bagnarole
  • Punta Omo morto
  • Punta Ristola

Porto

Con una barca a motore si può iniziare la passeggiata “via mare” partendo dal porto e dai pontili. La visione delle innumerevoli imbarcazioni ormeggiate e la continua operosità dei pescatori offrono al turista la visione di una indicibile armonia del porto con il panorama circostante. Oltrepassando il molo, si arriva alle prime grandi grotte.

Grotte Cazzafri

Si trovano sotto l’istituto Scarciglia, ai piedi della scalinata, costituiscono delle cavità naturali di particolare interesse. Ciò che colpisce di queste grotte è l’armonia architettonica naturale degli archi, le colorazioni delle rocce e il mare cristallino. Entrando in barca per circa 30 metri, si può godere una piacevole frescura e l’incanto di una immensa volta ricca di stalattiti. In fondo vi si trova un poggiolo, che permette un breve approdo. Il nome Cazzafri, di derivazione greca, significa “casa di spuma”, forse dalla spuma che il mare agitato produce quando si infrange nelle cavità. Al crepuscolo, le tre grotte, che si affacciano a ponente, offrono uno spettacolo incantevole e indimenticabile. Un tempo, e precisamente prima della costruzione del porto, le grotte erano naturale rifugio per i pescatori, sorpresi da improvvise tempeste.

Grotta Morigio

Accanto si trova la grotta del Morigio, anche conosciuta come grotta deli innamorati, situata alle falde della cascata. Si chiama Morigio, perché secondo la tradizione, in questa località, i Mori si accamparono per attaccare e distruggere Leuca. E’ una grotta nascosta cui si accede da mare non senza difficoltà nuotando sott’acqua.

Le Bagnarole

Lasciando le grotte e volgendo lo sguardo verso il glauco orizzonte, si scorge l’incantevole litorale insieme all’inconfondibile panorama di Leuca. I canali del “pozzo” e del “leopardo”, che richiamano la successione armoniosa di ville poste lungo tutto il lungomare, ci accompagnano e ci avvicinano verso le “Bagnarole”. Esse costituiscono ormai un particolare storico. Sono infatti delle caratteristiche cabine in pietra, poste lungo la scogliera. Un tempo i proprietari delle ville amavano sovente scendere a mare, utilizzando queste bagnarole per bagnarsi in privato. Oggi, purtroppo, ne sono rimaste solo tre, mentre negli anni passati si potevano osservare una fuga di queste costruzioni. Osservando attentamente la scogliera, si possono notare numerose escavazioni, piccole piscine, la maggior parte quadrangolari, che comunicano con il mare per mezzo di uno o più canali. L’acqua, raggiungendo un livello di circa mezzo metro, offriva sicurezza soprattutto a coloro che non sapevano nuotare.

Punta Omo Morto

L passeggiata continua osservando il lungomare, le ville, gli archi, la scogliera, fino ad arrivare alla punta terminale del lungomare. Si chiama punta Omo morto dall’omonima torre e richiama fatti storici di battaglie accadute in questi luoghi. La tradizione ricorda il ritrovamento di ossa de soldati caduti durante gli scontri con i saraceni. Subito dopo si nota il ponte dello “scalo di Castrignano”, attraverso il quale s’intravedono archi e cupole bianche, che costituiscono l’antico borgo dei pescatori.

Punta Ristola

Proseguendo la rotta per la Ristola, si possono osservare i resti dell’antico porto e di tutta l’area della famosa grotta Porcinara, situata a circa 20 metri sul livello del mare. Il giro termina alla punta estrema d’Italia. Qui infatti l’Italia raggiunge la lunghezza massima di direzione sud – est. Si può continuare l’itinerario, iniziando dal versante jonico e ammirare le numerose e affascinanti grotte di ponente.

ITINERARIO 3 - IN BARCA Grotte di Ponente (costa ionica)
  •  Grotta del Fiume
  • Grotte del Presepe
  • Grotta tre Porte
  • Grotta del Bambino
  • Grotta dei Giganti
  • Grotta della Stalla
  • Punta Marchiello
  • Grotta del Drago

Grotta del Fiume

E’ la prima di questo versante. Vien detta così, per la presenza di un rigagnolo di acqua dolce. Larga una trentina di metri e altrettanto profonda, può essere visitata solo quando il mare è in bonaccia, e vi entra in barca.

Grotta del Presepe

Più avanti una grotta singolare e fantasiosa, che per particolari rassomiglianze allo scenario biblico, è denominata “del Presepe”. E’ formata d una serie di archi bassi, entro i quali si passa solo quando il mare è calmo. Le formazioni stalattitiche di varia grandezza, e la trasparenza dei colori del fondo marino, formano un quadro di rara bellezza naturale.

Grotta tre Porte

Dopo un centinaio di metri la costa offre uno spettacolo inconsueto: tre aperture solenni lasciando intravedere un’immensa cavità; si tratta del gigantesco complesso detto comunemente “tre Porte”. L’ampio vano sommerso è in parte diviso dal mare per mezzo di due immensi pilastri; altri due archi giganteschi collegano i pilastri con la scogliera laterale. I riflessi in tutta questa cavità sono magici nelle ore pomeridiane.

Grotta del Bambino

Sulla parete nord del grande vano interno della grotta “tre Porte” si apre un cunicolo di modeste dimensioni, a circa 4,3 metri sul livello del mare. Tale cunicolo, è ricco di interesse paleontologico, in quanto vi sono stati rinvenuti resti di elefante antico, rinoceronte e altri animali. Si estende all’interno per circa 27 metri e prende la denominazione “del Bambino” perché tra i reperti di fauna preistorica, è stato trovato anche un molare superiore sinistro, umano, di un bambino di circa 10 anni. Costituisce il primo reperto tra i fossili neanderthaliani del salento.

Grotta dei Giganti

Uscendo dalla grandiosa cavità si arriva immediatamente alla storica grotta “dei Giganti”. In realtà è chiamata così per la presenza di ossa e denti di pachidermi, contenuti nella breccia calcarea a cemento rossastro. Si accede via mare, ma per visitarla occorre scendere dalla barca. Si presenta subito allo sguardo un vestibolo, bagnato dalle acque, da dove si sale, all’altezza di 2 metri, in un vano spazioso ed asciutto. E’ una delle grotte più interessanti dal punto di vista paleontologico ed archeologico. La parte superiore della caverna, costituisce una specie di palco di roccia, sembra sia stata utilizzata nel IX sec. d.c., per operarvi una sepoltura. Da un esiguo lembo di terreno bruno-rossiccio sono state estratte ossa umane, qualche coccio bizantino assieme a 5 monete di bronzo d’epoca.

Grotta della Stalla

Dopo il tuffo nella storia antica e nella preistoria si riprende la gita per ammirare la grotta della “Stalla”, forse così chiamata, per il fatto che una volta serviva ai pescatori, sorpresi dalla burrasca. In realtà non si tratta di una, ma di due grotte, poste l’una accanto all’altra e ricche di interesse per gli studiosi di paleontologia. La più vistosa e appariscente è lunga metri 10 x 25. Tutte e due sono ottime per una sosta e un bagno refrigerante.

Torre Marchiello

Il viaggio in barca non offre per il momento la gioia di godere lo spettacolo di una grotta più o meno grande, ma solo la possibilità di osservare una torre semidistrutta, che viene detta “la torre Marchiello” e che dà anche il nome alla costa su cui viene fatta la costruzione nel sec. XVI a difesa della zona.

Grotta del Drago

Dopo aver osservato la varietà di roccia, lungo la costa, si arriva alla spettacolare grotta del Drago. Questa ha un’imboccatura di 40 metri circa e profonda 60. E’ denominata così per una formazione che somiglia alla testa di un drago, scolpita sulla parete sinistra di chi entra con la barca: si presenta ampia, maestosa, riposante. Con la visione di questa grotta si può considerare ultimato l’itinerario jonico, anche se restano ancora insenature e spiagge stupende, che meritano un’osservazione attenta.

ITINERARIO 4 - L’Hinterland di Leuca
  •  Ponte Ciolo
  • Gagliano del Capo
  • Sandana
  • Giuliano
  • Patù
  • Castrignano del Capo
  • Salignano

Ponte Ciolo

Visitata Leuca e i suoi monumenti, è opportuno rendersi conto delle bellezze circostanti che sono tante e interessanti. E’ preferibile prendere la litoranea adriatica per Otranto, che inizia subito dopo il quadrivio Leuca-Maglie-Santuario-Litoranea. Possenti rupi e alti ulivi delineano già il volto così schietto e naturale di tutta la zona, dove la pietra conserva il suo carattere vivo e naturale. A circa 4 chilometri un paesaggio unico: la località Ciolo. Si chiama così per la presenza di numerosi uccelli caratteristici della zona: i corvi, in lingua locale, Ciole. L’incanto di un mare caparbiamente azzurro e la visione di rocce alte e caratteristiche, con anfratti, obbligano a fermarsi e contemplare il ponte, la montagna, la scaletta, l’insenatura, insomma un piccolo angolo incantato.

Gagliano del Capo

Riprendendo il cammino si fa capo a Gagliano, una graziosa cittadina dell’epoca precristiana. Caratteristica della cittadina, oltre all’ampia piazza, sono le belle costruzioni e le chiese. Meritano di essere visitate la parrocchiale del 1600, ricca di pregevole sculture in pietra leccese e la chiesa di S. Francesco di Paola, un tempo dei Padri Minimi e oggi officiata dai Frati Trinitari.

Sandana

Dopo aver ammirato Gagliano, ci si immette sulla statale per Maglie. A 1 chilometro circa, si trova l’indicazione del piccolo villaggio “Sandana”, dove, in tempi remoti, i Basiliani avevano stabilito la loro dimora. Esattamente a 500 metri fuori dall’abitato, l’indicazione ci orienta alla “Cripta di Santa Apollonia”. Scavata nella roccia, vi si accede per una scalinata. Si notano un pilastro centrale, che fa da sostegno, tre lucernai e alcuni affreschi. Un particolare da osservare: il sedile o trono, ove il monaco dormiva vestito e coperto da ruvidi panni, secondo le prescrizioni di S. Pacomio.

Giuliano

Ritornando sulla strada, seguendo la segnaletica per Giuliano, si arriva dopo appena qualche chilometro. Oltre al Castello e alla Parrocchiale di origine cinquecentesca, va ricordata la chiesetta di S. Pietro (sec.X) e un Menhir. Questo si trova al centro del paese ed è uno dei monumenti più antichi della zona. Fuori dell’abitato si può ammirare la Chiesa di S. Pietro. Si notano solo muri perimetrali, con qualche masso megalitico e l’accenno di un’abside distrutta. E’ di forma rettangolare ed è costituita da un’unica navata che misura 13 x 4,5 metri.

Patù

Appena si lascia Giuliano, si incontra immediatamente Patù, un paese fondato dai profughi veretini, scampati dalla distruzione della vicina Vereto. Di questa antica città distrutta sono rimaste alcune vestigia: tombe, mura. Delle opere di rilievo esistenti a Patù va ricordato: il castello del sc. XVI, dotato di robusti torrioni; le “Centopietre”, una contestata costruzione che si trova alla periferia sud della cittadina. Ha forma rettangolare, con la copertura di 26 massi monolitici, sorretti nella parte mediana del monumento da altri massi monolitici. Si crede sia stata eretta per dare onoranze funebri al Generale Germiniano, morto in guerra contro i Saraceni (sec. X). Di fronte alle Centopietre si trova la Chiesa di S. Giovanni. Questo è un tempio del secolo X di stile romanico-bizantino. Consta di tre navate, divisa da pilastri. Entrando a sinistra, vi è un cippo funerario di origine romana.

Castrignano del Capo

Dopo appena mezzo chilometro, si giunge all’antico “castrum leuca-densis” città costruita in difesa di Leuca. Fece parte della Contea di Alessano istituita nel sec. XIII. Oggi è un centro attivo con popolazione dedita al commercio e all’agricoltura. Degno di rilievo il Castello, la chiesa Parrocchiale di S. Michele distrutta da un terremoto del 1739, riedificata nel 1747 e posta fra due torri (ormai scomparse) del 1557.

Salignano

Dopo aver ammirato l’antico nucleo cittadino, ci si ritrova senza accorgersi, nel paese della Torre. Questo paesetto attaccato a Castrignano un tempo era luogo dove i Leuchesi depositavano i Sali. E’ una delle torri più salde della provincia di Lecce. “Ha una pianta circolare con una muratura lievemente scarpata che le conferisce una forma troncoconica. La sua particolarità è costituita dal coronamento che si appoggia al tronco di cono della muratura con delle aggettanti strutture trapezoidali terminanti in basso con una semplice cornicetta. Divenne centro abitato verso il IX sec. Dal XVI sec. fece parte del Principato di Taranto sotto Raimondello e Giovanni del Balzo.

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